giovedì 12 aprile 2012

Mutuo variabile: differenza tra tasso d’ingresso e tasso a regime

Ormai siamo preparatissimi sulle caratteristiche del mutuo a tasso variabile, ma è meglio fare un breve ripasso su alcuni aspetti per poi affrontarne meglio altri.

Come ben sapete, ciò che distingue il mutuo variabile da quello fisso è il tasso d’interesse che non rimane lo stesso per tutta la durata del finanziamento, ma varia in base all’andamento di due principali indici economici, l’Euribor (quello più frequentemente utilizzato) e il tasso BCE.

Ciò che invece resta fisso per l’intero periodo del mutuo è lo spread che indica, in buona sostanza,  il guadagno della Banca.

A rendere vantaggioso il mutuo a tasso variabile rispetto a quello fisso è la possibilità di pagare una rata mensile più comoda, soprattutto all’inizio. Ed è ora che arriviamo finalmente al nocciolo della questione.

Nel mutuo a tasso variabile, si distinguono due tipi di tassi d’interesse: il tasso d’ingresso e il tasso a regime.


Qual è la differenza?

Il tasso d’ingresso è quello che generalmente spinge il cliente a propendere per il mutuo variabile, perché risulta molto vantaggioso ed allettante, ma dura solitamente dai sei mesi fino ad un massimo di due anni. E infatti viene considerato un tasso puramente “promozionale”.

Il vero tasso variabile, quello ufficiale, è il tasso a regime dato dalla somma dell’Euribor più lo spread ed è quello cui bisogna prestare maggiore interesse ed attenzione.

La differenza tra i due tassi può essere molto rilevante. Ecco perché la loro comparazione diventa fondamentale e decisiva nel momento in cui si decide di contrarre un mutuo a tasso variabile.

Uno strumento assai utile per valutare la differenza tra le due tipologie di tasso è il Taeg, un indicatore che consente di sapere qual è il tasso di interesse effettivamente applicato e qual è dunque il costo reale del mutuo.

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